“E poi si uccidono in massa”, le prime notizie dopo Jonestown

Il 20 novembre 1978 sono passati appena due giorni da quel delirante sacrificio, anche se sarebbe più opportuno parlare di suicidio indotto. Jim Jones è un nome che oggi mette imbarazzo, ma che in quegli anni ha lo stesso suono di quello di una rockstar. Indossa occhiali a goccia, cura il suo aspetto e sa parlare, il Reverendo. Il suo Tempio del Popolo è ormai una realtà, una fanbase di ultras pronti a schiumare, a farsi sgozzare e a donare i propri figli. Tutto è giusto e lecito, se lo chiede Jim Jones.

Nell’estate del 1977 la sua comunità fa troppo rumore, la stampa inizia a prenderlo di mira e il Reverendo, grazie a un accordo con le autorità locali, si trasferisce in Guyana insieme a 150 persone. In quella terra umida, ostile e selvaggia fonda Jonestown e prepara il suo sacrificio.

Chi rimane in California, però, non si lascia incantare da quel tizio che parla di “socialismo pentacostale” né si convince dalla ritrovata serenità di quei famigliari che sono partiti verso una terra sconosciuta senza un motivo preciso. Le ripetute pressioni alle autorità portano il deputato Leo Ryan a decidere di visitare Jonestown insieme al suo staff e a un gruppo di giornalisti.

Leo Ryan, i suoi uomini e i giornalisti rimangono uccisi dalle milizie di Jim Jones, che decide di condurre il suo Tempio del Popolo alla fine più tragica. In quel 18 novembre 1979, 909 anime vengono sacrificate, compresa quella del Reverendo che si uccide con una revolverata. Per il quotidiano italiano La Stampa, il 20 novembre 1978, le vittime della follia tossica e del fanatismo di Jones sono ancora 200.

Ammazzano 5 americani e poi si uccidono in massa

Nel corso di una vicenda ancora più sanguinosa di quella di Charles Manson, detto «Satana», che sconvolse l’America nove anni fa, i membri di una fanatica setta religiosa, che avevano formato una comune politica, hanno assassinato cinque persone e ne hanno ferite altre sei. I morti sono il deputato californiano Leo Ryan, il giornalista Don Harris e il cameraman Bob Brown, entrambi della televisione Nbc, il fotografo del San Francisco Examiner Gregory Robinson, e una donna di cui si ignora per adesso l’identità.

I membri della setta hanno poi cominciato un suicidio di massa le cui vittime certe sono finora due famiglie di quattro e cinque persone ciascuna, ma che secondo voci non confermate potrebbero essere 200. La tragedia, che ha per protagonisti cittadini statunitensi, è avvenuta nella Guyana, nel Sud America, ai confini col Venezuela, ma si teme che prosegua in California. Il Dipartimento di Stato, che ha mobilitato iI servizio diplomatico, la Cia, e l’Fbi, ha chiesto alle autorità californiane di rintracciare I membri della setta per impedire che si tolgano la vita.

Nella storia della cronaca nera americana nulla pareva destinato a superare gli orrori di Charles Manson, il falso «Cristo» che fece uccidere tra gli altri, in un sacrificio rituale, l’attrice Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski; o quelli di una coppia di omosessuali texani, catturati nel ’73, dopo che avevano massacrato in orge raccapriccianti oltre trenta giovani. Ma la vicenda dì questa setta punta a una follia di massa di fronte a cui crollano I canoni del crimine e della psichiatria. Il governo della Guyana, l’unico di ispirazione comunista del Sud America, e quello degli Stati Uniti, si trovano di fronte a un problema senza precedenti.

La setta, chiamata «Tempio del popolo», ha tra i 2500 e i 3000 seguaci ed è stata fondata dall’ex assessore all’edilizia di San Francisco Jim Jones, di 48 anni, nel ’76. Jones aveva cominciato la sua carriera di «profeta» e attivista politico nell’Indiana intorno al ’68-69, il periodo più caldo del dopoguerra americano. Secondo la moglie, che lo ha abbandonato, è un marxista che ha cercato di allargare la propria base sfruttando il fanatismo religioso di molti californiani.
Nella sua doppia funzione di pubblico funzionario e leader di una setta controversa, Jones ha finito per attirare l’attenzione della polizia. L’anno scorso si è scoperto che il «Tempio del popolo» aveva compiuto frodi, evaso il fisco, irretito persone, è che al suo interno si svolgevano cerimonie segrete a base di torture, e che parecchi membri erano tenuti prigionieri. Per evitare l’arresto Jones e 1200 dei suoi seguaci hanno lasciato l’estate scorsa la California per la Guyana.

Un mese fa la polizia ha ricevuto da oltre cento famiglie la richiesta di rintracciare famigliari scomparsi insieme con la setta. In seguito alle indagini il deputato Bryan, un gruppo di otto giornalisti e una decina di medici e avvocati fra i quali il celebre Mark Lane, il legale che indagò sugli assassinii del presidente Kennedy e del leader negro Martin Luther King, si sono recati nella Guyana martedì con un aereo speciale.

Il Dipartimento di Stato americano non è riuscito finora a ricostruire gli avvenimenti con esattezza, e attende informazioni precise dall’esercito della Guyana, accorso in forze sul posto. Pare tuttavia che Bryan e i suoi collaboratori siano stati assaliti mentre si accingevano a ritornare in aereo da Port Kaituman, sede della setta, a Georgetown, la capitale.

Il gruppo portava con sé una decina di membri del «Tempio del Popolo», pare appunto una parte di quelli sequestrati, ed è stato fatto oggetto di una scarica di colpi di fucile e di rivoltella che ha lasciato una quindicina di persone sul terreno. Non si conosce la sorte di Mark Lane, né l’identità degli altri feriti.

In una comunicazione radio, il pilota dell’apparecchio, che non ha dato il proprio nome, ha detto che la notizia sul suicidio di massa circola da due giorni, da quando cioè Bryan è apparso sulla scena. I membri più fanatici della setta avrebbero capito che il destino della loro comune era ormai segnato.

Ennio Carello – La Stampa, 20 nov 1978

Fonti

  • Carello, Ennio.
    “Ammazzano 5 americani e poi si uccidono in massa”, p. 9.
    Stampa Sera
  • Zagni, Giovanni.
    “La storia del massacro di Jonestown”.
    Il Post
  • Viriglio, Veronique
    “Quarant’anni fa, Jonestown. Il più grande suicidio collettivo della storia moderna”
    AGI
  • Eldridge, Alison
    “Jonestown”
    Britannica
  • Chidester, David
    “Salvation and Suicide”
    Google Books

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