L’11 ottobre 1944 tutto è compiuto, e tutto è a posto. Tra le colonne di un quotidiano domina la rassicurazione, perché quello che è successo a Marzabotto è solamente una voce di corridoio. Sì, qualcosa è successo, ma giammai l’informazione sarà al servizio dell’incoscienza.
Di incoscienza, infatti, Il Resto Del Carlino parla in un trafiletto dal titolo “Voci inconsistenti”. Qualche anno dopo l’ex direttore di quel quotidiano, Giorgio Pini, incalzato dal giornalista ed ex partigiano Nazario Sauro Onofri, dirà che “il contrasto tra quel comunicato e la realtà che si è saputa poi, è tale che la cosa mi mette a disagio”.

“Voci inconsistenti”
Le solite voci incontrollate, prodotto tipico di galoppanti fantasie in tempo di guerra, assicuravano fino a ieri che nel corso di una operazione di polizia contro una banda di fuorilegge, ben 150 tra donne, vecchi e bambini erano stati fucilati da truppe germaniche di rastrellamento nel Comune di Marzabotto.
Siamo in grado di smentire queste macabre voci e il fatto da esse propalato. Alla smentita ufficiale si aggiunge la costatazione compiuta durante un apposito sopralluogo. È vero che nella zona di Marzabotto è stata eseguita una operazione di polizia contro un nucleo di ribelli, il quale ha subito forti perdite anche nelle persone di pericolosi capibanda, ma fortunatamente non è affatto vero che il rastrellamento abbia prodotto la decimazione e il sacrificio nientemeno che di 150 elementi civili.
Siamo dunque di fronte a una nuova manovra dei soliti incoscienti destinata a cadere nel ridicolo, perché chiunque avesse voluto interpellare un qualsiasi onesto abitante di Marzabotto o quantomeno qualche persona reduce da quei luoghi avrebbe appreso l’autentica versione dei fatti.
La marcia della morte
Pini, infatti, ha ricevuto quelle informazioni dagli ambienti tedeschi e ha incaricato un redattore di scrivere quell’articolo per rassicurare la popolazione. In realtà c’è poco da star tranquilli. Tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 la marcia della morte dei tedeschi passa per Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno, alle pendici del Monte Sole della provincia di Bologna. Una marcia, quella della morte, iniziata da Sant’Anna di Stazzema il 12 agosto. A istigarla è il feroce feldmaresciallo Albert Kesselring, che incarica il maggiore Walter Reder del Panzeraufklärungsabteilung di sterminare le retrovie della Brigata Partigiana Stella Rossa, da tempo arroccata sui monti per tendere agguati contro i tedeschi e impedire i rifornimenti destinati al fronte.

L’eccidio di Marzabotto
La mattina del 19 settembre 1944 quattro reparti delle SS e della Wehrmacht guidati dai repubblichini travestiti da tedeschi, accerchiano Monte Sole e danno inizio a una rappresaglia contro la popolazione civile. No, non sono “voci inconsistenti”. I morti sono 770. I tedeschi entrano nelle case, nei casolari, e sparano senza pietà. Incendiano e devastano, gettano bambini e anziani nelle fiamme. Non hanno pietà nemmeno per coloro che si rifugiano all’interno della chiesa di Santa Maria Assunta, dove sterminano tutti senza risparmiare don Ubaldo Marchioni. La marcia della morte è tutto questo, anche la decapitazione dei neonati strappati con violenza dalle braccia delle loro madri. Le “voci inconsistenti” di cui parla Il Resto Del Carlino sono tutto questo. Diffamatorie, secondo i fascisti che si ostinano a negare l’eccidio avvenuto con la loro complicità.
C’è poi, ancora, quell’Albert Kesselring che ha il fiato maleodorante di sangue dal 24 marzo di quello stesso anno, quando 335 civili morirono nel massacro delle Fosse Ardeatine, ma questa è un’altra storia.
Fonti
- Onofri, Nazario Sauro.
“Marzabotto non dimentica Walter Reder”, pp. 24-25.
Storia e memoria di Bologna - Mo, Ettore.
“Con gli scampati nel cimitero della strage «Le SS ci spararono addosso per 7 ore»”.
Corriere della Sera, 30 sett 2004 - Lundari, Micol Lavinia.
“‘Sparavano basso per colpire i bambini’: l’eccidio di Marzabotto e Monte Sole, quasi 800 vittime.
La Repubblica, 29 sett 2017 - Melloni, Alberto.
“Marzabotto, verità senza retorica”
Corriere della Sera, 28 lug 2009
