Nella terza traccia del primo disco del Banco del Mutuo Soccorso (1972) l’organista Vittorio Nocenzi si muove verso il suo clavicembalo per un divertissement, un intermezzo che in altri contesti possiamo chiamare interludio. Il titolo è Passaggio, appunto, e con un minuto di percorso sonoro il disco ci prepara alla traccia successiva. La bellissima suite Metamorfosi.
Ecco, premiamo “play” su quella traccia, Passaggio. Ora ascoltiamo per accompagnare l’immagine di un corridoio di lenzuola sporche, abbandonate in un segmento che ci conduce in quella stanza di via Cormons 1, nel rione Sant’Andrea dei Lagni di Santa Maria Capua Vetere. Sbirciamo attraverso l’uscio e possiamo sentire l’odore fetido dell’urina e del sangue, della sporcizia e dell’orrore. Muoviamo un passo all’interno della stanza finché sentiamo quel suono. Se guardiamo bene possiamo vedere qualcos’altro.

In quella stanza ci sono due letti. Il primo, più vicino a noi e sulla nostra sinistra, è lercio. Ha le lenzuola ricoperte di sangue e feci in putrefazione. Una sedia, accanto, fa da comodino e su di essa vediamo una ciotola per cani con del cibo avariato. L’odore di escrementi e sporcizia è talmente forte che quasi perdiamo i sensi.
Il secondo letto è pulito. Ha lenzuola fresche e candide, ma niente di più. Sul pavimento, in ordine sparso, mozziconi di sigaretta e rifiuti. Nell’angolo della stanza, in fondo, qualcuno trema e ulula. Ha il viso ricoperto di peli, non riesce a parlare. Emette suoni che sembrano strida disumane, indossa una camicia da notte che alterna tonalità di verde a sfumature blu. Ha il volto tumefatto, il corpo ricoperto di piaghe e gonfiori sparsi. Ci guarda, ha paura. Passaggio del Banco del Mutuo Soccorso è finito, è passato un minuto e ora possiamo raccontare la storia di Maria Monaco.
18 anni di prigionia nella sua stanza
Sono le 13 del 13 giugno 2008 quando i militari guidati dal capitano Carmine Rosciano intervengono in via Cormons 1, a Santa Maria Capua Vetere, dopo aver rincorso alcune voci su una donna che, secondo i residenti, sarebbe rinchiusa in quella casa da 18 anni. I carabinieri aprono il cancello in ferro marrone, poi è la volta del cancelletto verde. Si ritrovano in un corridoio segnato da lenzuola abbandonate sul pavimento, fino a raggiungere quel punto in cui l’odore di escrementi si fa più forte.
“Quando siamo entrati ci ha accolto un suono simile a un ululato, un grido disumano”, riferisce Rosciano alla stampa. In quella stanza trovano Maria Monaco, 47 anni, incapace di parlare e in grado di muoversi a malapena. I militari trovano la stanza sporca di feci e cibo avariato, mozziconi di sigaretta e polvere. Nel bagno attiguo ancora escrementi, sporcizia e degrado.
Maria si trova in quella stanza da 18 anni. Nessuno l’ha più vista. “Ora ricordo di questa ragazza che non usciva mai”, dice un residente. Maria ha il volto tumefatto, il corpo sformato e lo sguardo assente, il viso ricoperto di peli. La portano fuori su una barella, dritta al Policlinico Umberto I di Napoli.
La colpa
Le voci dicono che Maria Monaco è stata rinchiusa in quella stanza dalla famiglia. La sua. Sua madre, suo fratello e sua sorella. La sua colpa è stata una gravidanza che nel 1990 le ha dato un figlio. Cinque anni prima era morto suo padre. Da quel “peccato” Maria, che non doveva stare con quell’uomo e non doveva partorire un figlio della colpa, non poteva più uscire di casa.
Ora sua madre osserva attonita i carabinieri che la vogliono interrogare in caserma. Ci andrà col figlio, un agricoltore. I militari si rivolgono alla sorella di Maria, un’insegnante della scuola materna, e le dicono che dovrà essere interrogata. Lei si fa attendere, indossa i suoi orecchini e non batte un ciglio. Dice, serenamente: “Non voleva curarsi, mia sorella non voleva curarsi”.
“Tutti lavoratori”, dicono i residenti turbati dalla macabra scoperta. Il fratello e la sorella di Maria frequentavano la parrocchia di padre Gennaro Iodice, tutte le domeniche. Una donna è rimasta segregata in casa dal 1990, con i familiari che le facevano da carcerieri. Le sue condizioni, ora, sono quelle di una persona spenta e incapace di relazionarsi con il mondo.

Il figlio
Nel 2008 il figlio di Maria Monaco ha 17 anni. Sa tutto, lo dicono i militari. Ha vissuto per tutto quel tempo insieme ai carcerieri della madre. Uno studente, un ragazzo apparentemente normale che ora il pm Antonio Ricci ha affidato a uno zio, perché quel giovane non vuole più tornare a casa.
E il padre di suo figlio? Secondo alcune fonti gli inquirenti tengono per sé l’informazione. Impossibile conoscere l’identità dal ragazzo frutto del peccato, e soprattutto è impossibile interrogare Maria, che sta ricevendo le cure dal personale del reparto psichiatrico del Policlinico di Napoli.
Secondo altre fonti l’identità è ignota anche agli inquirenti che vogliono capire, soprattutto, se i disturbi psichici di Maria siano precedenti alla segregazione. Disturbi per i quali i suoi carcerieri disponevano della sua pensione di invalidità e dell’accompagnamento. Con quei soldi, riferiscono al pm, pagavano le sigarette di Maria e gli studi di suo figlio.
Due indagini
Proprio per l’esistenza di una pensione di invalidità e di un accompagnamento il pm Ricci indirizza i militari verso due piste di indagine: la prima interessa i rapporti tra Maria e i familiari, e soprattuto con il padre di suo figlio. La seconda si sposta verso la responsabilità degli uffici pubblici.
È chiaro, infatti, che percepire un indennizzo significa aver superato un iter fatto di responsabilità dei medici di famiglia e degli enti preposti – la ASL Ce2, in questo caso – che di sicuro hanno visitato la donna.
La difesa dell’avvocato della famiglia
Il legale dei familiari di Maria Monaco si rifiuta di motivare la reclusione di Maria Monaco con la sua gravidanza. “Le sue condizioni psichiche la portavano a rifiutare che qualcuno la lavasse o le cambiasse i vestiti”. La famiglia, secondo l’avvocato, voleva discrezione sulle condizioni della figlia e per questo non la faceva seguire da un medico. Un po’, aggiunge, ciò era dovuto alla vergogna. Del resto, conclude il legale, a Maria non era fatto divieto di lasciare la casa.

Per il fratello e la sorella di Maria Monaco, nel 2008, si aprono le porte del carcere. Per la madre, 80enne e vedova, il gip ha disposto gli arresti domiciliari. Le accuse sono maltrattamenti in famiglia e sequestro di persona.
Di questa vicenda non si sa più niente. Le ultime notizie risalgono al 2008, anno in cui l’orrore diviene noto alla stampa. Non è possibile, infine, sapere con certezza se la segregazione di Maria sia dovuta a quella gravidanza non gradita né se fosse affetta da disturbi psichici prima che l’oblio la risucchiasse tra le mura di casa.
Fonti
- Carabinieri liberano donna segregata per 18 anni in condizioni disumane
Caserta News, 13 giu 2008 - Orrore come Vienna, donna segregata in casa per 18 anni per punizione
Alto Casertano (blog), 14 giu 2008 - Caserta, segregata 18 anni: “Maria? È tanto che non si vede”
Wildgreta (blog) via Il Mattino, 15 giu 2008 - Un figlio da una relazione amorosa. I familiari la segregano per 18 anni
Repubblica, 13 giu 2008 - Segregata per 18 anni perché incinta
La Stampa, 13 giu 2008 - S. Maria C.V., segregata in casa per 18 anni: parla il Rione Sant’Andrea
CasertaSette, 13 giu 2008 - Gargiullo, Bruno Carmine; Damiani, Rosaria
“Vittime di un amore criminale. La violenza in famiglia: natura, profili“
Franco Angeli, 2010 – p. 136 - David, Ariel
Woman locked up by family for 18 years
Welt, 22 giu 2008 - Woman locked in filthy bedroom dungeon for 18 years after having a baby out of wedlock
Daily Mail, 14 giu 2008 - Povoledo, Elisabetta
Another imprisoned woman is found, this time in Italy
New York Times, 17 giu 2008 - Il caso di Maria la donna trovata segregata: indagini sull’Asl Ce2
CorriereCe, 14 giu 2008 - G., Jessica
Italian woman held captive nearly two decades for having bastard baby
Jezebel, 17 giu 2008 - Hier war Maria M. 18 Jahre eingesperrt
Tz, 14 giu 2008
