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N°31

Ross Ulbricht, il re del dark web condannato all’ergastolo e poi graziato da Trump

Dalla nascita di Silk Road all'arresto in biblioteca, fino alla grazia di Trump: la storia di Ross Ulbricht tra bitcoin, droga e scandali

Di Caterina Damiano4 Novembre 20265 min di lettura
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Ross Ulbricht, criminale nel dark web

Ottobre 2013, San Francisco. Nella biblioteca pubblica di Glen Park un ragazzo di ventinove anni lavora al portatile, seduto fra gli scaffali come tanti altri utenti.

Per l’FBI quel computer acceso vale più di qualsiasi confessione. Dentro c’è la chiave di Silk Road, il mercato nero più grande mai comparso in rete. E il suo creatore si fa chiamare con un nome preso in prestito da un film.

Indice del fascicolo
  1. 01 Da Austin al dark web
  2. 02 Un impero da oltre un miliardo
  3. 03 La caccia e gli agenti corrotti
  4. 04 L’arresto e il processo
  5. 05 Free Ross e la grazia
  6. 06 Un caso che divide ancora

Da Austin al dark web

Ross William Ulbricht nasce ad Austin, in Texas, nel 1984. Studia fisica, prende un master alla Penn State e proprio negli anni universitari si avvicina al pensiero libertario, l’idea che lo Stato debba restare il più possibile fuori dalle scelte individuali, comprese quelle sulle droghe.

Dopo qualche lavoro senza fortuna (fra cui una piccola attività di vendita di libri usati) decide di trasformare quella convinzione in un progetto. Così, all’inizio del 2011, nasce Silk Road.

Il sito è raggiungibile solo attraverso Tor, il software che nasconde l’identità di chi naviga, e accetta pagamenti esclusivamente in bitcoin, all’epoca una moneta ancora sconosciuta ai più.

Chi compra e chi vende resta anonimo, le consegne arrivano per posta e un sistema di recensioni premia gli spacciatori più affidabili. Ulbricht amministra tutto con lo pseudonimo di Dread Pirate Roberts, il pirata de La storia fantastica il cui titolo passa da una persona all’altra senza che nessuno scopra chi si nasconda dietro la maschera. Una scelta che, come si vedrà, peserà anche nel processo.

Un impero da oltre un miliardo

La crescita è vertiginosa. Secondo il Dipartimento di Giustizia statunitense, fra il febbraio 2011 e il luglio 2013 Silk Road incassa circa 614.000 bitcoin di sole commissioni sulle vendite, mentre il governo stima in circa 1,2 miliardi di dollari il valore complessivo delle transazioni illegali passate dalla piattaforma.

Sul sito si trovano soprattutto stupefacenti, insieme a documenti falsi e strumenti per l’hacking. La lunga ricostruzione pubblicata da Wired racconta un Ulbricht diviso fra due vite: per amici e famiglia un ragazzo gentile e appassionato di escursioni, online un capo sempre più ossessionato dalla sicurezza del suo regno.

La caccia e gli agenti corrotti

Sulle tracce di Silk Road si muovono diverse agenzie federali. A Baltimora opera una task force di cui fanno parte Carl Force, agente della DEA, e Shaun Bridges, del Secret Service.

Force si infiltra fingendosi un grosso trafficante di nome “Nob” e conquista la fiducia di Dread Pirate Roberts. Nel gennaio 2013 gli investigatori arrestano Curtis Green, un amministratore del sito, che accetta di collaborare e consegna le proprie credenziali.

Pochi giorni dopo spariscono dagli account di Silk Road circa 20.000 bitcoin: li ha sottratti Bridges, usando proprio l’accesso di Green. Dread Pirate Roberts però è convinto che il ladro sia il suo collaboratore e chiede a “Nob” di eliminarlo in cambio di 80.000 dollari.

Gli agenti inscenano allora la tortura e la morte di Green e inviano le foto al committente. Force, intanto, gioca una partita personale: con altri pseudonimi vende informazioni sull’indagine allo stesso Ulbricht e intasca bitcoin. Entrambi gli agenti verranno scoperti e condannati nel 2015, Force a 78 mesi di carcere e Bridges a quasi sei anni.

L’arresto e il processo

A identificare Ulbricht sono alcuni errori lasciati online agli inizi, quando pubblicizzava il sito sui forum, e il lavoro dell’FBI sul server della piattaforma.

L’arresto in biblioteca avviene con il portatile ancora aperto, un dettaglio decisivo: chiuso, il computer sarebbe stato cifrato e molto più difficile da usare come prova.

Nel febbraio 2015 una giuria di Manhattan lo riconosce colpevole di tutti e sette i capi d’accusa, fra cui distribuzione di droga via internet, associazione per commettere reati informatici e riciclaggio.

La difesa sostiene che dietro l’account di Dread Pirate Roberts si siano alternate più persone, e che Ulbricht avesse ceduto il controllo del sito già da tempo. La tesi non convince.

Il 29 maggio 2015 la giudice Katherine Forrest lo condanna all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale (due ergastoli più quarant’anni) e alla confisca di circa 184 milioni di dollari.

In aula interviene anche il padre di un ragazzo morto dopo aver assunto sostanze comprate su Silk Road, e la giudice ricorda le sei morti collegate a droghe acquistate sul sito.

Sulla condanna pesano anche le accuse di aver commissionato almeno cinque omicidi, nessuno dei quali è mai avvenuto. A New York queste accuse restano fuori dai capi d’imputazione, pur entrando nel processo come elementi di contesto.

L’unico procedimento specifico, aperto in Maryland per il caso Green, viene archiviato definitivamente nel 2018, e lo stesso Green negli anni diventa uno dei sostenitori della scarcerazione di Ulbricht.

I ricorsi vanno a vuoto: nel maggio 2017 la Corte d’appello del Secondo Circuito conferma condanna e pena, e nel giugno 2018 la Corte Suprema rifiuta di esaminare il caso.

Free Ross e la grazia

Fuori dal carcere la madre, Lyn Ulbricht, porta avanti per anni la campagna Free Ross, sostenuta da ambienti libertari e dalla comunità delle criptovalute, che vede in quella pena un eccesso punitivo per reati senza violenza diretta.

Nel maggio 2024, alla convention del Partito Libertario, Donald Trump promette di liberarlo in caso di vittoria. Il 21 gennaio 2025, il giorno dopo l’insediamento, Trump firma una grazia piena e incondizionata, definendo la condanna ridicola e attaccando i magistrati che l’avevano ottenuta.

Ulbricht esce dal penitenziario federale di Tucson, in Arizona, dopo più di undici anni. Nel maggio successivo sale sul palco della conferenza Bitcoin 2025 a Las Vegas, dove ringrazia la comunità per non averlo dimenticato.

Negli stessi giorni un portafoglio a lui collegato riceve una donazione anonima di 300 bitcoin, oltre 30 milioni di dollari al cambio di allora.

Un caso che divide ancora

La storia di Ross Ulbricht resta una delle più controverse della cronaca digitale. Per i sostenitori è il simbolo di una giustizia sproporzionata, segnata da un’indagine inquinata dalla corruzione.

Per i critici, e per le famiglie di chi è morto dopo acquisti su Silk Road, la grazia ha cancellato le responsabilità di chi ha costruito e guidato per anni un mercato di stupefacenti su scala globale, oltre a ombre mai chiarite sui presunti omicidi su commissione.

Bibliografia

  1. U.S. Attorney’s Office, Southern District of New York, «Ross Ulbricht, a/k/a “Dread Pirate Roberts”, sentenced in Manhattan federal court to life in prison», 2015 Fonte ↗
  2. Joshuah Bearman, «The Untold Story of Silk Road, Part 1», Aprile 2015 Fonte ↗
  3. Joshuah Bearman, «The Untold Story of Silk Road, Part 2», Maggio 2015 Fonte ↗
  4. NBC News, «Ex-Secret Service Agent Gets Nearly 6 Years in Prison for Silk Road Theft», 2015 Fonte ↗
  5. Patterson Belknap, «In Lengthy Opinion, Second Circuit Affirms “Silk Road” Conviction and Life Sentence», 2017 Fonte ↗
  6. Reason, «Ross Ulbricht's Murder-for-Hire Charges Dropped by U.S. Attorney», 2018 Fonte ↗
  7. Associated Press via Fortune, «Trump pardons founder Ross Ulbricht of Silk Road underground website», 2025 Fonte ↗
  8. Decrypt, «Ross Ulbricht Speaks at Bitcoin 2025: “You Didn’t Forget Me”», 2025 Fonte ↗
  9. Dallas Express, «From Life Sentence To Crypto Icon: Ulbricht’s Post-Pardon Journey Marked By $31M Bitcoin Gift», 2025 Fonte ↗
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Fascicolo stampato da Stoner True Crime · https://wp.me/p80rtp-Ou · 4 Novembre 2026

Fascicolo redatto daCaterina Damiano

Sempre alla ricerca di soluzioni alternative, ama leggere, scrivere e, ovviamente, dibattere su tutto ciò che concerne il true crime. È una giornalista pubblicista, ma ha deciso di dedicare la sua vita ai motori di ricerca diventando SEO strategist e…

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