Il carteggio tra Pietro Maso e Manuel Foffo

“Carteggio” può risultare improprio, perché dietro questo vocabolo siamo abituati a leggere corrispondenze di ben altri universi, messe insieme con encomio, segreti e altri elementi destinati a far parte del mondo degli scritti apocrifi.

Per chi scrive, dal 4 marzo 2016 è cambiato qualcosa. È uno stato di ipnosi dal quale non ci si risveglia mai totalmente, e ci si accorge che se all’inizio quella storia può essere interpretata come l’ennesimo fatto di cronaca – à la “la gente sta proprio fuori” – col tempo scatta l’ossessione.

Improvvisamente ci si trova in via Igino Giordani 2, a Roma. Al decimo piano ci sono Manuel Foffo e Marco Prato, ma non sono totalmente soli. Sul letto, esanime, c’è Luca Varani. 23 anni. Luca è stato ucciso e sono stati loro. Non andremo oltre, perché questa storia merita tanti articoli dedicati.

Il 16 aprile 2016 Manuel Foffo è in isolamento, nel carcere di Regina Coeli. Circa un mese prima ha consumato quel delitto insieme a Marco Prato dopo giorni di “chiusa” trascorsi nel suo appartamento a sniffare cocaina e bere alcol.

Al pm Francesco Scavo, durante il secondo interrogatorio, confessa: “Volevo uccidere mio padre e forse ho combinato tutto questo per vendicarmi di lui“. Le parole di Manuel Foffo vengono riportate dai giornali e arrivano fino a Pietro Maso. Proprio lui, il giovane che il 17 aprile 1991 assassinò i suoi genitori insieme a tre amici all’interno della loro casa di Montecchia di Crosara. Voleva la loro eredità, il giovane Maso. Ora vuole scrivere a Manuel.

La lettera di Pietro Maso

Il 16 aprile 2016, dicevamo, Manuel Foffo è in isolamento. Quel giorno Il Giornale pubblica la lettera che gli ha inviato Pietro Maso. Quel Pietro Maso.

Caro Manuel, se me lo permetti mi rivolgo a te con un confidenziale «tu» ma è solo perché credo di essere tra i pochi a comprendere i terribili momenti che stai vivendo.

Sono Pietro Maso, il mostro, colui che molti anni fa uccise i genitori senza alcun tentennamento. Nel 1991 ero da poco maggiorenne, sono l’ultimo figlio nato dopo due femmine. Questo mi poneva nell’insopportabile condizione di essere reputato il piccolo di casa da coccolare mentre reclamavo il ruolo di capobranco cui spettava il compito di proteggere le sorelle, benché più grandi di qualche anno.

Amavo mio padre e mia madre ma non me ne accorgevo. Una famiglia all’apparenza felice senza quelle difficoltà economiche che in Italia sarebbero sorte solo anni dopo. Oggi come allora le icone erano di cartapesta. Mi sembrava giusto desiderare le belle ragazze, le auto di lusso e la vita incosciente, con la sconsiderata temerarietà che sa di eroico.

Con i miei amici decidemmo di uccidere i miei genitori. La realtà è che sfruttai l’ascendente che avevo su di loro solo per regolare le mie psicosi e sconfiggere i miei incubi. Da quell’abominevole attimo, la vita mi è sfuggita dalle mani per sempre.

Perché ho pensato di scriverti? Per egoismo. Aiutarti mi fa sentire finalmente migliore e mi aiuta a sconfiggere i fantasmi che alimentano i miei sensi di colpa. Non posso biasimarti per quello che hai fatto. Io sono stato peggiore di te, ma posso capire perché volevi ammazzare tuo padre. Un cupo e rarefatto istinto di rivalità per catturare tutto l’affetto delle donne di casa e dimostrare di non essere solo il cucciolo fragile e indifeso.

Conosco bene la tua transizione e ciò che ti aspetta per molti anni ancora. L’isolamento, la disperazione, gli sputi in faccia degli altri detenuti e la durezza delle guardie. La voglia di suicidarti e l’illusione di svegliarti da un brutto sogno e tornare alla vita di sempre. Quale vita, poi, quella dedicata alla cocaina e ai festini promiscui?

Avrai molti psichiatri che ti squarteranno la mente e l’anima, alcuni in buona fede per capire, altri solo per regalarti una normalità fittizia. Sarai l’ obbrobrio da esibire come bersaglio per ogni riprovazione e il riferimento comune che mette tutti d’accordo nel disprezzo. Quanti giorni, mesi, anni trascorrerai in una cella, inseguendo le attese, l’indulgenza, una soluzione. Ci sarà il processo, la stampa, i lampi dei fotografi. I giudici, gli assistenti sociali, gli intellettuali d’ordinanza ad intricarsi di te, delle tue emozioni più intime. Gli psicologi da dibattito televisivo a contendersi i tuoi respiri per sbranarli, senza mai chiedere il permesso di bussare alla tua coscienza.

Non avrai più intimità se non fra le mura della tua cella che diventerà tutto il tuo mondo, quello sempre connotato dalle urla del carcere. Con chi la condividerai negli anni? Un altro come te cui affidare le tue angosce e consegnare le tue ansie attraverso tempi interminabili. Il peggio è che pure a fine corsa rimarrai la bestia feroce da escludere. Non ti illudere che sarai accettato o accolto. Fra un quarto di secolo troverai qualcuno che ti riconoscerà per scacciarti e trattarti da feticcio per esorcizzare le sue nevrosi. Succede anche a me.

Avrai bisogno di tanti libri.

Te ne regalo uno, quello che ho scritto quando sono tornato libero. Se può aiutarti, scrivimi e ti risponderò. Se non altro potrò darti qualche consiglio di vita vissuta.

Pietro Maso

Manuel Foffo risponde

Il tentativo di Pietro Maso ottiene una risposta, ma è la più feroce: “Vergognati”. Manuel Foffo sbatte la porta in faccia all’assassino di Montecchia che cerca di essergli amico, e anche il suo legale Michele Andreano respinge con forza le parole di Maso: “Un tentativo di farsi pubblicità e un’espressione di egocentrismo (…) ho l’obbligo di difendere il mio cliente da tentativi di questo genere, per questo chiederemo al pubblico ministero se è possibile congelare la posta, in modo che la vedano prima gli avvocati e gli psichiatri“.

Nella sua risposta a Pietro Maso, Manuel Foffo scrive:

Sig. Maso rispondo alla sua lettera solo per puntualizzare poche chiare cose. Se pensa di farsi pubblicità approfittando della tragica morte di Luca Varani e in particolare del suo libro che non intendo leggere, ha sbagliato indirizzo e destinatario.

Si vergogni per non aver speso neanche una parola di rimorso e pentimento per quanto lei ha commesso uccidendo chi le ha dato la vita. Io a differenza sua non riuscirò mai a darmi pace per quanto ho fatto. Mi lasci per tanto stare nel mio profondo pentimento, di scrivermi tanto meno di tirare in ballo mio padre il cui nome lei non è degno di pronunciare. Spero di non doverle scrivere più, nel qual caso provvederanno i miei legali.

Manuel Foffo

Fonti

  • Fiano, Fulvio; Frignani, Rinaldo
    “Omicidio Varani, la mattanza e l’sms al fratello: ‘Vieni c’è anche un trans'”
    Corriere della Sera, 9 mar 2016
  • “Omicidio Varani, Foffo al Pm: ‘Volevo uccidere mio padre'”
    Roma Today, 12 mar 2016
  • “Omicidio Varani, Foffo davanti al padre: ‘È vero, ti volevo uccidere’
    Roma Today, 17 mar 2016
  • D’Albergo, Lorenzo; Angeli, Federica
    “Roma, delitto del Collatino: ecco le stanze delle notti di sangue”
    Repubblica, 14 mar 2016
  • “Pietro Maso scrive a Foffo: ‘Posso capire perché volevi ammazzare tuo padre'”
    Adnkronos, 16 apr 2016
  • Fazzo, Luca
    “Lettere da killer: Maso scrive a Foffo”
    Il Giornale, 16 apr 2016
  • “Manuel Foffo a Pietro Maso: ‘Non mi scriva più, si vergogni'”
    Adnkronos, 21 apr 2016
  • Fiano, Fulvio
    Delitto Varani, Foffo replica a Maso: «Vergognati, io non avrò pace»
    Corriere della Sera, 21 apr 2016
  • Pascarella, Selene
    “L’orrore degli spossessati”
    Jacobin Italia, 12 nov 2020

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