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N°29

Tre giorni con l’assassino: il brutale massacro di Hinterkaifeck

La notte del 31 marzo 1922, sei persone furono massacrate nella fattoria di Hinterkaifeck: sospetti, segreti e un killer rimasto per giorni con i cadaveri

Di Nicoletta Fersini31 Ottobre 20265 min di lettura
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Cascina isolata nella nebbia che evoca il mistero del massacro di Hinterkaifeck
Hinterkaifeck, la fattoria isolata dove si consumò il più celebre massacro irrisolto della Germania

C’è stata una notte che ha segnato irrimediabilmente la cronaca tedesca. Era il 31 marzo 1922 quando nella remota fattoria di Hinterkaifeck, a circa 70 chilometri a nord di Monaco di Baviera, si consumava uno dei delitti più macabri di sempre: sei persone furono massacrate con brutale precisione.

Un crimine violento, un assassino che restò a convivere per giorni con i cadaveri, prima di svanire nel nulla.

Indice del fascicolo
  1. 01 I primi, inquietanti sospetti
  2. 02 La brutale aggressione
  3. 03 L’orrore della scoperta
  4. 04 L’ombra dell’incesto
  5. 05 I principali sospettati
  6. 06 Un caso rimasto irrisolto

I primi, inquietanti sospetti

Nei giorni precedenti al massacro, la vita della famiglia Gruber era stata turbata da una serie di inquietanti anomalie. Impronte fresche nella neve, che dal bosco conducevano verso l’abitazione senza ritorno (ribattezzate ai tempi “le orme del diavolo”). E ancora, mazzi di chiavi misteriosamente scomparsi e rumori inspiegabili, come di passi, provenienti dal solaio.

Andreas Gruber, allora 63enne, aveva confidato ai vicini la propria preoccupazione. Ma perché erano stati presi di mira? E da chi?

Domanda, quest’ultima, che resterà senza risposta.

Intanto, la famiglia Gruber decise di non lasciare la proprietà.

Poche ore prima dell’assassinio, quella sera arrivò Maria Baumgartner, assunta come nuova domestica dopo che la precedente era fuggita, si dice a causa di presunte “presenze oscure”. Fu l’ultima persona a entrare viva a Hinterkaifeck.

La brutale aggressione

Come riportano le perizie del medico distrettuale Johann Baptist Aumüller, alcune delle vittime furono attirate nella stalla. Una trappola dalla quale nessuno, neanche una bambina di appena 7 anni, riuscì a salvarsi.

Andreas Gruber, la moglie Cäzilia, la figlia Viktoria Gabriel e la nipotina, che portava lo stesso nome della nonna, vennero abbattuti a tradimento con letale ferocia. Caddero, uno dopo l’altro, sotto i colpi di una Reuthaue, un pesante attrezzo agricolo simile a una zappa da disboscamento. L’arma fu occultata, poi, sotto le assi della soffitta e ritrovata solo nel 1923, durante la demolizione della cascina.

E l’incubo non era ancora finito. L’assassino entrò nell’abitazione, dove uccise Maria Baumgartner nella sua camera e, in ultimo, il piccolo Josef, di soli 2 anni, mentre riposava nella sua culla.

L’autopsia rivelò un dettaglio straziante: la piccola Cäzilia sopravvisse per ore all’aggressione, strappandosi ciocche di capelli per l’agonia accanto ai corpi della mamma e dei nonni, ormai senza vita.

L’orrore della scoperta

La piccola Cäzilia mancava ormai da giorni a scuola, la famiglia non si era vista a messa quella domenica e la posta si era accumulata all’ingresso della tenuta. Qualcosa non andava.

Solo dopo le 15:30 del 4 aprile 1922 tre uomini, tra cui il vicino Lorenz Schlittenbauer, entrarono nella cascina: a quel punto il mondo scoprì quanto accaduto.

Mai l’ispettore Georg Reingruber della polizia di Monaco e i colleghi avrebbero potuto immaginare quanto disturbante sarebbe stata la scena: oltre alla violenza intrinseca del crimine, erano di fronte a un killer che non si era dato immediatamente alla fuga.

Per quasi un intero fine settimana aveva abitato lì, in quella casa, con i corpi senza vita delle vittime. Si era scaldato alimentando la stufa a legna, aveva consumato del pane e della carne, attingendo dalla dispensa. Così, come se niente fosse. Aveva persino nutrito gli animali nella stalla.

I vicini avevano notato, effettivamente, il fumo fuoriuscire dal comignolo, nei giorni successivi al delitto. Come avrebbero potuto pensare che all’interno di quel nido all’apparenza accogliente giacessero sei cadaveri?

L’ombra dell’incesto

Ma, dietro la facciata di una tranquilla fattoria bavarese, si celava una realtà ben diversa. Una famiglia dilaniata da una figura patriarcale, violenta e prevaricatrice.

Tra Andreas e Viktoria esisteva una relazione che aveva pericolosamente oltrepassato il confine del rapporto padre-figlia. Non una “voce di paese”, ma un fatto accertato dal Tribunale di Neuburg che, nel 1915, aveva condannato entrambi al carcere per Blutschande (incesto, appunto). Questo legame morboso fu la miccia di tensioni insanabili, di cui gli investigatori dovettero inevitabilmente tener conto.

Che il colpevole del massacro di Hinterkaifeck si potesse nascondere tra le ombre e i rancori più intimi della famiglia Gruber?

I principali sospettati

Il principale indiziato del massacro fu il vicino di casa Lorenz Schlittenbauer. L’uomo aveva avuto una relazione con Viktoria e pagava gli alimenti per il piccolo Josef, pur avendo sporto denuncia contro padre e figlia per incesto, convinto che il vero padre biologico fosse Andreas.

A riaccendere la miccia, pochi giorni prima della strage, sarebbe stata la pretesa di Viktoria di ottenere un consistente aumento del mantenimento per il figlio.

Non correva buon sangue tra Schlittenbauer e le vittime, ma fu il suo comportamento a insospettire ulteriormente gli inquirenti. Il giorno della scoperta guidò i compaesani sul posto e, dopo aver forzato il fienile e rinvenuto i primi corpi, si addentrò da solo nella cascina buia incurante del possibile pericolo. Raggiunto l’ingresso dall’interno, fu lui ad aprire la porta usando l’unica chiave (che, ricordiamo, era sparita). Inoltre, mentre gli altri erano sotto shock, manomise la scena del crimine spostando i cadaveri, prima dell’arrivo della gendarmeria.

La seconda pista portava a Karl Gabriel, marito di Viktoria fuggito dalla fattoria dei Gruber subito dopo il matrimonio, si ritiene proprio a causa del rapporto morboso tra la moglie e il suocero.

Dichiarato caduto in Francia nel 1914, durante la Grande Guerra, l’uomo era stato sepolto in una fossa comune ad Arras. Due commilitoni giurarono di averne visto il cadavere. Eppure, l’assenza di un rimpatrio della salma e le testimonianze di reduci che, anni dopo, sostennero di averlo incontrato in Russia alimentarono la leggenda del suo ritorno: tutto per vendicarsi contro l’intera famiglia.

Un’ipotesi terribile che avrebbe implicato l’uccisione della piccola Cäzilia, la figlia che non aveva mai potuto conoscere.

Un caso rimasto irrisolto

Tra oltre cento persone schedate come sospetti e una decina di indagati, tra alibi e piste investigative a vuoto, la giustizia tedesca non riuscì mai a dare un volto al colpevole del massacro.

Il caso venne ufficialmente archiviato nel 1955 con il proscioglimento degli ultimi indagati, anche se gli archivi continuarono ad accogliere verbali e testimonianze fino al 1986.

Nel 2007, il riesame dell’Accademia di Polizia bavarese con le moderne tecniche di profilazione forense ha sancito la resa definitiva: tra reperti andati distrutti, testimoni scomparsi e la demolizione della fattoria, è impossibile giungere a una conclusione probatoria.

Il massacro di Hinterkaifeck resta ancora oggi il più inquietante cold case della storia tedesca.

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Fascicolo stampato da Stoner True Crime · https://wp.me/p80rtp-L0 · 31 Ottobre 2026

Fascicolo redatto daNicoletta Fersini

Classe '88, giornalista e Google addicted. Scrive, legge e nutre la sua curiosità. Potrebbe dire che diffida da chi ritiene il crime rilassante, ma mentirebbe. Fa lo stesso effetto su di lei. A colpirla è l'infinita scala di grigi che…

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